Qualche settimana fa, una lettera a Luca Dini, il Direttore di VANITY FAIR, mi ha molto colpito e fatto ripensare ad un pensiero di Erich Fromm, che ha completamente ribaltato il mio (e di molti altri, credo) modo di vedere le cose.
La lettera era di una ragazza che raccontava di essere stata lasciata dopo 5 anni e "sostituita come un vecchio paio di scarpe rotte". La ragazza affermava di non riuscire a farsene una ragione, anche pensando che, a 24 anni, aveva alle spalle un 110 alla Bocconi, un assessorato nel proprio paesino, un'esperienza in missione tra bambini bisognosi d'amore...
Diceva che chi l'aveva lasciata non aveva pensato nemmeno per un secondo al suo (di lei) bene e che quella persona aveva un lato oscuro di cui lei non si era "mai neppure accorta"...
Ecco, questo aveva attirato la mia attenzione: il parlare con esecrazione del "lato oscuro" dell'altra persona, come fosse un delitto e non la più coinvolgente caratteristica dell'essere di ciascuno...
Così sono andata a ricercare le parole di Erich Fromm. Eccole:
"Dopo che lo sconosciuto è diventato intimo, non ci sono più barriere da superare, né segreti da penetrare. La persona "amata" ci è nota come noi stessi. O, forse, farei meglio a dire altrettanto sconosciuta. Se si potessero sondare le profondità dell'altra persona, se si riuscisse a penetrare interamente la sua personalità, essa non diventerebbe mai così familiare, e il miracolo di superare le barriere potrebbe rinnovarsi ogni giorno. Ma per la maggior parte della gente, la propria personalità, e quella degli altri, è presto esplorata ed esaurita."
Stiamo onorando davvero l'inestimabile regalo che una persona ci fa a spartire la sua vita con la nostra, se non concepiamo nemmeno che abbia un "lato oscuro", ovvero la libertà dell'affermazione del proprio essere? Lo stiamo onorando, se è vero che nemmeno ci siamo accorti, non dico della sua intenzione di "sostituirci", ma, prima di ogni cosa, dello spazio che stavamo lasciando e che, con ogni evidenza, abbiamo lasciato poi vuoto?
Naturalmente, non c'è nessuna colpa in questo. La realtà è che, nonostante la perdita di un rapporto sia tra i dolori più devastanti della vita, il più delle volte, in maniera assurda, semplicemente ci dimentichiamo di mettere in atto l'impegno incessante e necessario del rispetto verso chi ci sta accanto...
Rispetto è respicere, ovvero guardare e, soprattutto, volgersi a guardare l'altro così come è.
Naturalmente, non c'è nessuna colpa in questo. La realtà è che, nonostante la perdita di un rapporto sia tra i dolori più devastanti della vita, il più delle volte, in maniera assurda, semplicemente ci dimentichiamo di mettere in atto l'impegno incessante e necessario del rispetto verso chi ci sta accanto...
Rispetto è respicere, ovvero guardare e, soprattutto, volgersi a guardare l'altro così come è.
