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lunedì 4 gennaio 2016

LA BELLEZZA E' TUTTO #01/16


                                                                                                    STEFANIA FERRARIO

martedì 8 settembre 2015

LA BELLEZZA E' TUTTO #02/15


                                                                                                    URSULA ANDRESS

martedì 22 luglio 2014

venerdì 18 luglio 2014

LA BELLEZZA E' TUTTO

            SANDRA MILO 
                (foto Chiara Samughero)

Da oggi inizia il mio devoto omaggio alla BELLEZZA FISICA, per l'altissimo valore spirituale, per l'innalzamento che essa produce all'istante nelle nostre vite, ogni volta che la incontriamo.

venerdì 8 marzo 2013

WEAR SUNSCREEN





"Il più bello al mondo"

così è stato definito questo video incredibile, pieno di splendore, bellezza, ispirazione


Ovunque voi siate, prendetevi 7 minuti e fate click sulla scritta in basso








"Whenever I can..."




lunedì 4 febbraio 2013

I CINQUE ELEMENTI


LIDIA CECCARELLI 

Presidente dell'ASSOCIAZIONE "I CINQUE ELEMENTI"
Shiatsuka
Istruttrice di Difesa Personale
Studiosa di Naturopatia e di Medicina Tradizionale Cinese

Una delle persone più belle che io conosca è Lidia Ceccarelli. Lidia sta percorrendo da anni la strada del suo sogno, che si fa ogni giorno più ricco e profondo e significativo. Tutto in lei è forza, energia positiva, studio, conoscenza. 
Non è escluso che in uno dei prossimi post io riesca a mostrarvela un po' più da vicino. 
Intanto, molto del suo essere è riversato nell'Associazione "I CINQUE ELEMENTI", di cui è Presidente. 

Sul sito                       www.i5elementi.com

si vede quanto benessere è in grado di diffondere e con quali mezzi.
A proposito di amore.



ASSOCIAZIONE "I CINQUE ELEMENTI"
GUBBIO - Via Benedetto Croce, 56



domenica 3 febbraio 2013

SOGNO DI CARNEVALE



La sala è poco illuminata, ma vedo dall'alto che è piena di persone. Scendo le scale e cammino tra le coppie che ballano. C'è musica, deve esserci sicuramente, ma non sento il suono. Non conosco nessuno. Le donne sono tutte bellissime. Rossetti magnifici su bocche perfette, sorridenti. Abiti ricchi di stoffe su corpi sensuali e profumati. Sento sotto le dita la seta morbida del mio vestito. So che è rosa. So che ho i capelli lunghi e molto scuri, quasi neri. Non so in che città mi trovo, in quale paese. Fuori c'è un parco, la ghiaia. Ho un telefono e un numero da fare. Più provo a comporlo, più i tasti si frantumano e cadono. Forse riesco a prendere la linea, forse una voce risponde. Ma il telefono continua a disfarsi. Peso che sia meglio uscire e andare a cercare fuori. Il peso di un corpo contro la schiena, due braccia che mi cingono. Gli occhi dietro la maschera. Questo luogo sconosciuto del mondo è dove voglio essere.

domenica 20 gennaio 2013

"PARLAMI D'AMORE" DIVENTA RUBRICA



Cari lettori, da Lunedì 21 Gennaio 2013 questo blog diventa rubrica, nella nuovissima webzine 


www.tudonna.it


Parleremo insieme di sentimenti, cercando di vedere se esiste un punto di vista diverso dal quale osservare le nostre storie.

Se volete scrivermi, l'indirizzo è

parlamidamore@tudonna.it


A presto.

domenica 13 gennaio 2013

IL SEGRETO


Leggo di una ragazza che non sa se sia giusto rimanere nella vita ("nel pensiero e nel corpo, ancora una volta...") di un'altra donna. Questa donna ha deciso di vivere una storia pubblica con un uomo, per non deludere le aspettative della propria famiglia e per non dover dire a tutti che "l'Amore della sua vita" è una lei. Chi risponde consiglia di seguire la via "meno dolorosa, meno umiliante", intendendo suggerire - credo - di chiudere. Ma perché chiudere una storia che ancora esiste? Perché definire "umiliante" un segreto condiviso nel rispetto delle scelte per la serenità dell'altra?
Chi scrive sta male, è evidente. Ma - se scrive - è perché, con tutta probabilità, starebbe peggio a non vivere più la sua storia. Le vere ferite da rottura non lasciano dubbi. L'istinto di sopravvivenza porta per mano in salvo in una zona dove l'altro non esiste più
Le situazioni della vita non sono immagini dipinte per sempre. Le cose cambiano, le persone cambiano. Quando conta, non arretrare di un passo può infondere nell'altro inatteso, rivoluzionario coraggio.

domenica 30 dicembre 2012

INTERRUZIONE DELLE TRASMISSIONI


Un pensiero di fine dicembre, in risposta alla volenterosa autrice di uno dei consigli su come legare un uomo di un sito dedicato alle donne. Il consiglio in questione dice che è bene che siamo noi a cercare di chiudere per prime la telefonata con l'uomo del cuore, per ottenere quell'effetto di voglia-di-continuare-a-parlare che quasi tutti gli uomini ottengono con noi, dal momento che quella di riattaccare per primi sarebbe, pare, una loro specialità.
Ora, sorvolando sul concetto di "legare", nel quale non riesco a vedere nessuna accezione positiva, credo che liberarci dall'idea che i trucchetti funzionino sia un ottimo proposito per il nuovo anno. Un trucchetto è segno di scarsa spontaneità, è considerare l'altro come uno non molto intelligente, che si lascia facilmente irretire. Ma veramente volete trattare il vostro amore come fosse il pubblico anonimo delle pubblicità? E in quale parte del cuore si colloca la convinzione di essere la più furba?
Se gli uomini riattaccano per primi e ci lasciano la voglia di parlare ancora con loro, se è vero che esiste questa attitudine di genere, proviamo semplicemente a godere della sensazione che ci procura. Magari riprodurla artificialmente non è la stessa cosa. Magari lui non resterà con voi per le volte in cui gli avete chiuso il telefono in faccia. Magari resterà per tutto l'amore e l'attenzione che gli avete dato, perché vi piace davvero, e per quella sottile, piacevole emozione che ha provato ogni volta che ha capito che sareste rimaste ancora e ancora e ancora a sentirlo parlare. 

domenica 26 agosto 2012

IL LATO OSCURO



Qualche settimana fa, una lettera a Luca Dini, il Direttore di VANITY FAIR, mi ha molto colpito e fatto ripensare ad un pensiero di Erich Frommche ha completamente ribaltato il mio (e di molti altri, credo) modo di vedere le cose.

La lettera era di una ragazza che raccontava di essere stata lasciata dopo 5 anni e "sostituita come un vecchio paio di scarpe rotte". La ragazza affermava di non riuscire a farsene una ragione, anche pensando che, a 24 anni, aveva alle spalle un 110 alla Bocconi, un assessorato nel proprio paesino, un'esperienza in missione tra bambini bisognosi d'amore...
Diceva che chi l'aveva lasciata non aveva pensato nemmeno per un secondo al suo (di lei) bene e che quella persona aveva un lato oscuro di cui lei non si era "mai neppure accorta"...

Ecco, questo aveva attirato la mia attenzione: il parlare con esecrazione del "lato oscuro" dell'altra persona, come fosse un delitto e non la più coinvolgente caratteristica dell'essere di ciascuno...

Così sono andata a ricercare le parole di Erich Fromm. Eccole:


"Dopo che lo sconosciuto è diventato intimo, non ci sono più barriere da superare, né segreti da penetrare. La persona "amata" ci è nota come noi stessi. O, forse, farei meglio a dire altrettanto sconosciuta. Se si potessero sondare le profondità dell'altra persona, se si riuscisse a penetrare interamente la sua personalità, essa non diventerebbe mai così familiare, e il miracolo di superare le barriere potrebbe rinnovarsi ogni giorno. Ma per la maggior parte della gente, la propria personalità, e quella degli altri, è presto esplorata ed esaurita."


Stiamo onorando davvero l'inestimabile regalo che una persona ci fa a spartire la sua vita con la nostra, se non concepiamo nemmeno che abbia un "lato oscuro", ovvero la libertà dell'affermazione del proprio essere? Lo stiamo onorando, se è vero che nemmeno ci siamo accorti, non dico della sua intenzione di "sostituirci", ma, prima di ogni cosa, dello spazio che stavamo lasciando e che, con ogni evidenza, abbiamo lasciato poi vuoto?

Naturalmente, non c'è nessuna colpa in questo. La realtà è che, nonostante la perdita di un rapporto sia tra i dolori più devastanti della vita, il più delle volte, in maniera assurda, semplicemente ci dimentichiamo di mettere in atto l'impegno incessante e necessario del rispetto verso chi ci sta accanto... 

Rispetto è respicere, ovvero guardare e, soprattutto,  volgersi a guardare l'altro così come è.


venerdì 17 agosto 2012

ALLA CORTESE ATTENZIONE DEL MITO

Ecco dunque la storia di ROSANNA MARANI e dell'uomo che ama, che ha amato e che amerà per sempre... da 40 anni...


Alla cortese attenzione del mito
Lucido ghiaccio di specchio, appariva quella strada che rifletteva promesse di amore e impazzito vento, sospiravano le tue parole.
Era piena estate.
Là, a picco sul mare, mentre il cielo si sbizzarriva a sfumare le tempeste di grandine in arrivo.
Un chicco alla volta che cadeva e centrava il clangore di quell’incontro.
Io non lo sapevo neppure, ero già nelle tue braccia, inerme, l’alloro al dio pagano, godereccio, vanitoso e possente.
Maschio granitico sul suo piedistallo.
Tua da subito, irrazionalmente tua, per la summa dei giorni già passati, per quelli che avevo ancora da impegnare, per quelli che avevo da buttare, per quelli che avevo da sognare.
Mi rammento.
Apparisti in fondo alla sala, piena di gente che ballava la propria inquietudine sulla pista accaldata.
Apparisti nel punto dove si mischia il fumo con la goccia di vodka che scivola dal bicchiere, già ubriaco.
E fu il vapore che come un velo scivolato lentamente a terra, scoprì il tuo sguardo sul bordo di quel bicchiere.
Una frazione di eternità, quello sguardo, il tuo, lo portavo in me come bagliore, fin da quando ero.
Un tremito, un sussulto e quel bagliore!
Mi lasciai prendere per mano, incollata al tuo petto, dove lo sterno singhiozzava. E mi permetteva di ascoltare i suoi singulti.
Noi due, la stessa emozione di illusione, la stessa spira d’angoscia.
Ti amo, ti amo, ti amo.
Ti amo, ti amo, ti amo.
Questo si dicevano le nostre parole mute.
L’urlo che solo noi potevamo sentire, si librò nel lembo della nostra assoluta, assurda sintonia.
Sfoglia la margherita, appena sbocciata, strappa le erbacce che crescono spontanee sulle lapidi della paura e fammi nascere di nuovo.
Ancora nuda, senza camicia di forza, tabula rasa su cui incidere la tua cura di me.
Questo chiedevo, questo ti offrivo.
L’esplosione del mito, l’ideale che ti attorce tutta con i suoi tentacoli, la spinta alla vita vitale, nonostante il niente, la tristezza che si insinua nell’evocare la fine vissuta fino quel momento, mi prese alla gola.
Ti appartenevo, lo capivo, lo avvertivo e ne ero spaventata e intrigata.
Ero tua, anche mentre graffiavo con ironia per darmi tono, la pazienza insistente del tuo sorriso che non smetteva di provocarmi, sorridendo.
Quella sera di mare.
Dovevi essere il mio cavaliere. Il tuo cavallo la speranza.
Ma non volevi catene al dito.
Mi sono consumata, bruciata, sfinita nel deserto più lontano e più vicino al tuo respiro.
Mi sono nascosta piangente e inutile nelle note della tua musica.
Si, eri un mito irraggiungibile, sfuggente, nonostante e solo per la sera di mare, nella sinfonia dei miei pensieri.
Avrei desiderato un concerto di grilli, un cielo di lucciole per noi.
Invece il solo suono che ascoltavo, era lo stridio delle mie unghie che si spezzavano su quel lucido ghiaccio di specchio.
Ti ho tradito, come ho tradito me stessa, per una realtà che mi ha sfiancato con i suoi speroni. Il mio corpo da sfamare, da soddisfare.
Tu, nella via Lattea a trascinare il tuo freddo, dopo che avevo smesso di scaldare col mio alito, i tuoi passi.
Ma non ti ho dimenticato. Mi martelli fisso, quando spio dal buco della serratura, la mia incoscienza senza freni.
Esplodi, ribolli, schiumi. Mi parli suadente e ancora si riaccende l’empatia delle sospirose sensazioni più recondite.
Ti appartengo per un amplesso che si perde, ora, nella nostalgia, che mi lascia annichilita, attonita. Fremente. Morente.
Una agonia.
Nel nero dei sogni, mi accarezzi ancora e ansimo.
La mattina scorgo il disegno delle tue dita, sulle mie gote rigate, trovo frammenti della tua pelle, nei mie pugni chiusi.
Non voglio più pensarti, non voglio più saperti.
Non ti voglio nella mia essenza.
Cammino delusa, staccata dalla tua vigliaccheria di uomo.
Ma non di mito.
Anche se ti amo, ti amo, ti amo.
Scarabocchi sul foglio, appunti, poesie, diario. Solo foglie che si staccano in autunno e si accartocciano a terra.
Dove sei? Con chi sei?
Torna, ritorna, qui subito, adesso, ora, immediatamente, domani!
Torna presto.
Basta inverno. Voglio estate, ma non quella estate!
Allora, scorsi il tuo primo capello bianco, ti rendeva affidabile, responsabile.
Fosti tu, a decidere di strapparlo.
Dov’è ora quel capello, ora che ti vedo calvo?
Non avverti là, lì, chissà in che angolo del mondo sei, lo strappo al Lem, a quella luna, di quella notte che favorì e protesse la nostra comunione?
Hai scorrazzato abbastanza, mi dico adesso, a cinque anni di distacco, tanto doloroso quanto assurdo.
Torna, prima di diventare vecchio, prima di restare assente alle spinte di vita, alle esplosioni di gioia.
Rimedia il torto.
Mi hai provocato, mi hai acchiappato, mi hai preso.
E mi hai respinto, per alterigia.
Avvilita, offesa dalla tua prepotenza, poiché tu dovevi rendere conto al tribunale della gente, delle tue voglie di me.
Tu eri una creatura speciale? Si, l’uomo ideale.
Ho lottato per te, ti ho aspettato ogni secondo scandito.
Per una sera di mare che ha portato non onde. Solo silenzio.
Smisi di lottare, smisi di aspettare, quando intuii la tua freddezza glaciale.
Eri solo un divo da venerare, da ingraziare.
Un fauno immortale non si concede, si dà una volta ogni tanto.
Per averti finalmente e solo per me, avrei dovuto strappare a morsi, la velina del mito che ti vestiva e prenderti, senza cavallo, senza speranza.
No. Rimani aquilone, rimani uva della volpe bugiarda.
Rimani fantasma, rimani spirito inquieto.
Che non debba mai vederti in mutande, vomitare i resti di una sbronza indigesta e consolatrice.
Che non debba mai patire la tua noia, sentire i tuoi rumori di abitudine, condividere il fiele delle tue rinunce.
Vai, libero nella solitudine di me, a cui ti abbandono.
Ma credimi se puoi, sempre ti amerò.
Lasciami baciare le tue labbra. Ti prego. Cercami una volta soltanto.
Per l’ultima volta.
Sono solo io, che ti ho tenuto in ricordo di esistenza.
Ed ora, io ho deciso di farti morire. Finire. Scomparire
Per celebrare il mio rito.
Che non prevede la comparsa, la compagnia di un mito.

Alla cortese attenzione è un libro di lettere che ho scritto nel 1976, mai pubblicato…



Potete trovare l'originale qui:
http://lortodirosanna.wordpress.com/2012/04/28/quarto-libro-5lettera-alla-cortese-attenzione-del-mito-2/