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domenica 30 dicembre 2012

INTERRUZIONE DELLE TRASMISSIONI


Un pensiero di fine dicembre, in risposta alla volenterosa autrice di uno dei consigli su come legare un uomo di un sito dedicato alle donne. Il consiglio in questione dice che è bene che siamo noi a cercare di chiudere per prime la telefonata con l'uomo del cuore, per ottenere quell'effetto di voglia-di-continuare-a-parlare che quasi tutti gli uomini ottengono con noi, dal momento che quella di riattaccare per primi sarebbe, pare, una loro specialità.
Ora, sorvolando sul concetto di "legare", nel quale non riesco a vedere nessuna accezione positiva, credo che liberarci dall'idea che i trucchetti funzionino sia un ottimo proposito per il nuovo anno. Un trucchetto è segno di scarsa spontaneità, è considerare l'altro come uno non molto intelligente, che si lascia facilmente irretire. Ma veramente volete trattare il vostro amore come fosse il pubblico anonimo delle pubblicità? E in quale parte del cuore si colloca la convinzione di essere la più furba?
Se gli uomini riattaccano per primi e ci lasciano la voglia di parlare ancora con loro, se è vero che esiste questa attitudine di genere, proviamo semplicemente a godere della sensazione che ci procura. Magari riprodurla artificialmente non è la stessa cosa. Magari lui non resterà con voi per le volte in cui gli avete chiuso il telefono in faccia. Magari resterà per tutto l'amore e l'attenzione che gli avete dato, perché vi piace davvero, e per quella sottile, piacevole emozione che ha provato ogni volta che ha capito che sareste rimaste ancora e ancora e ancora a sentirlo parlare. 

domenica 26 agosto 2012

IL LATO OSCURO



Qualche settimana fa, una lettera a Luca Dini, il Direttore di VANITY FAIR, mi ha molto colpito e fatto ripensare ad un pensiero di Erich Frommche ha completamente ribaltato il mio (e di molti altri, credo) modo di vedere le cose.

La lettera era di una ragazza che raccontava di essere stata lasciata dopo 5 anni e "sostituita come un vecchio paio di scarpe rotte". La ragazza affermava di non riuscire a farsene una ragione, anche pensando che, a 24 anni, aveva alle spalle un 110 alla Bocconi, un assessorato nel proprio paesino, un'esperienza in missione tra bambini bisognosi d'amore...
Diceva che chi l'aveva lasciata non aveva pensato nemmeno per un secondo al suo (di lei) bene e che quella persona aveva un lato oscuro di cui lei non si era "mai neppure accorta"...

Ecco, questo aveva attirato la mia attenzione: il parlare con esecrazione del "lato oscuro" dell'altra persona, come fosse un delitto e non la più coinvolgente caratteristica dell'essere di ciascuno...

Così sono andata a ricercare le parole di Erich Fromm. Eccole:


"Dopo che lo sconosciuto è diventato intimo, non ci sono più barriere da superare, né segreti da penetrare. La persona "amata" ci è nota come noi stessi. O, forse, farei meglio a dire altrettanto sconosciuta. Se si potessero sondare le profondità dell'altra persona, se si riuscisse a penetrare interamente la sua personalità, essa non diventerebbe mai così familiare, e il miracolo di superare le barriere potrebbe rinnovarsi ogni giorno. Ma per la maggior parte della gente, la propria personalità, e quella degli altri, è presto esplorata ed esaurita."


Stiamo onorando davvero l'inestimabile regalo che una persona ci fa a spartire la sua vita con la nostra, se non concepiamo nemmeno che abbia un "lato oscuro", ovvero la libertà dell'affermazione del proprio essere? Lo stiamo onorando, se è vero che nemmeno ci siamo accorti, non dico della sua intenzione di "sostituirci", ma, prima di ogni cosa, dello spazio che stavamo lasciando e che, con ogni evidenza, abbiamo lasciato poi vuoto?

Naturalmente, non c'è nessuna colpa in questo. La realtà è che, nonostante la perdita di un rapporto sia tra i dolori più devastanti della vita, il più delle volte, in maniera assurda, semplicemente ci dimentichiamo di mettere in atto l'impegno incessante e necessario del rispetto verso chi ci sta accanto... 

Rispetto è respicere, ovvero guardare e, soprattutto,  volgersi a guardare l'altro così come è.


venerdì 17 agosto 2012

ALLA CORTESE ATTENZIONE DEL MITO

Ecco dunque la storia di ROSANNA MARANI e dell'uomo che ama, che ha amato e che amerà per sempre... da 40 anni...


Alla cortese attenzione del mito
Lucido ghiaccio di specchio, appariva quella strada che rifletteva promesse di amore e impazzito vento, sospiravano le tue parole.
Era piena estate.
Là, a picco sul mare, mentre il cielo si sbizzarriva a sfumare le tempeste di grandine in arrivo.
Un chicco alla volta che cadeva e centrava il clangore di quell’incontro.
Io non lo sapevo neppure, ero già nelle tue braccia, inerme, l’alloro al dio pagano, godereccio, vanitoso e possente.
Maschio granitico sul suo piedistallo.
Tua da subito, irrazionalmente tua, per la summa dei giorni già passati, per quelli che avevo ancora da impegnare, per quelli che avevo da buttare, per quelli che avevo da sognare.
Mi rammento.
Apparisti in fondo alla sala, piena di gente che ballava la propria inquietudine sulla pista accaldata.
Apparisti nel punto dove si mischia il fumo con la goccia di vodka che scivola dal bicchiere, già ubriaco.
E fu il vapore che come un velo scivolato lentamente a terra, scoprì il tuo sguardo sul bordo di quel bicchiere.
Una frazione di eternità, quello sguardo, il tuo, lo portavo in me come bagliore, fin da quando ero.
Un tremito, un sussulto e quel bagliore!
Mi lasciai prendere per mano, incollata al tuo petto, dove lo sterno singhiozzava. E mi permetteva di ascoltare i suoi singulti.
Noi due, la stessa emozione di illusione, la stessa spira d’angoscia.
Ti amo, ti amo, ti amo.
Ti amo, ti amo, ti amo.
Questo si dicevano le nostre parole mute.
L’urlo che solo noi potevamo sentire, si librò nel lembo della nostra assoluta, assurda sintonia.
Sfoglia la margherita, appena sbocciata, strappa le erbacce che crescono spontanee sulle lapidi della paura e fammi nascere di nuovo.
Ancora nuda, senza camicia di forza, tabula rasa su cui incidere la tua cura di me.
Questo chiedevo, questo ti offrivo.
L’esplosione del mito, l’ideale che ti attorce tutta con i suoi tentacoli, la spinta alla vita vitale, nonostante il niente, la tristezza che si insinua nell’evocare la fine vissuta fino quel momento, mi prese alla gola.
Ti appartenevo, lo capivo, lo avvertivo e ne ero spaventata e intrigata.
Ero tua, anche mentre graffiavo con ironia per darmi tono, la pazienza insistente del tuo sorriso che non smetteva di provocarmi, sorridendo.
Quella sera di mare.
Dovevi essere il mio cavaliere. Il tuo cavallo la speranza.
Ma non volevi catene al dito.
Mi sono consumata, bruciata, sfinita nel deserto più lontano e più vicino al tuo respiro.
Mi sono nascosta piangente e inutile nelle note della tua musica.
Si, eri un mito irraggiungibile, sfuggente, nonostante e solo per la sera di mare, nella sinfonia dei miei pensieri.
Avrei desiderato un concerto di grilli, un cielo di lucciole per noi.
Invece il solo suono che ascoltavo, era lo stridio delle mie unghie che si spezzavano su quel lucido ghiaccio di specchio.
Ti ho tradito, come ho tradito me stessa, per una realtà che mi ha sfiancato con i suoi speroni. Il mio corpo da sfamare, da soddisfare.
Tu, nella via Lattea a trascinare il tuo freddo, dopo che avevo smesso di scaldare col mio alito, i tuoi passi.
Ma non ti ho dimenticato. Mi martelli fisso, quando spio dal buco della serratura, la mia incoscienza senza freni.
Esplodi, ribolli, schiumi. Mi parli suadente e ancora si riaccende l’empatia delle sospirose sensazioni più recondite.
Ti appartengo per un amplesso che si perde, ora, nella nostalgia, che mi lascia annichilita, attonita. Fremente. Morente.
Una agonia.
Nel nero dei sogni, mi accarezzi ancora e ansimo.
La mattina scorgo il disegno delle tue dita, sulle mie gote rigate, trovo frammenti della tua pelle, nei mie pugni chiusi.
Non voglio più pensarti, non voglio più saperti.
Non ti voglio nella mia essenza.
Cammino delusa, staccata dalla tua vigliaccheria di uomo.
Ma non di mito.
Anche se ti amo, ti amo, ti amo.
Scarabocchi sul foglio, appunti, poesie, diario. Solo foglie che si staccano in autunno e si accartocciano a terra.
Dove sei? Con chi sei?
Torna, ritorna, qui subito, adesso, ora, immediatamente, domani!
Torna presto.
Basta inverno. Voglio estate, ma non quella estate!
Allora, scorsi il tuo primo capello bianco, ti rendeva affidabile, responsabile.
Fosti tu, a decidere di strapparlo.
Dov’è ora quel capello, ora che ti vedo calvo?
Non avverti là, lì, chissà in che angolo del mondo sei, lo strappo al Lem, a quella luna, di quella notte che favorì e protesse la nostra comunione?
Hai scorrazzato abbastanza, mi dico adesso, a cinque anni di distacco, tanto doloroso quanto assurdo.
Torna, prima di diventare vecchio, prima di restare assente alle spinte di vita, alle esplosioni di gioia.
Rimedia il torto.
Mi hai provocato, mi hai acchiappato, mi hai preso.
E mi hai respinto, per alterigia.
Avvilita, offesa dalla tua prepotenza, poiché tu dovevi rendere conto al tribunale della gente, delle tue voglie di me.
Tu eri una creatura speciale? Si, l’uomo ideale.
Ho lottato per te, ti ho aspettato ogni secondo scandito.
Per una sera di mare che ha portato non onde. Solo silenzio.
Smisi di lottare, smisi di aspettare, quando intuii la tua freddezza glaciale.
Eri solo un divo da venerare, da ingraziare.
Un fauno immortale non si concede, si dà una volta ogni tanto.
Per averti finalmente e solo per me, avrei dovuto strappare a morsi, la velina del mito che ti vestiva e prenderti, senza cavallo, senza speranza.
No. Rimani aquilone, rimani uva della volpe bugiarda.
Rimani fantasma, rimani spirito inquieto.
Che non debba mai vederti in mutande, vomitare i resti di una sbronza indigesta e consolatrice.
Che non debba mai patire la tua noia, sentire i tuoi rumori di abitudine, condividere il fiele delle tue rinunce.
Vai, libero nella solitudine di me, a cui ti abbandono.
Ma credimi se puoi, sempre ti amerò.
Lasciami baciare le tue labbra. Ti prego. Cercami una volta soltanto.
Per l’ultima volta.
Sono solo io, che ti ho tenuto in ricordo di esistenza.
Ed ora, io ho deciso di farti morire. Finire. Scomparire
Per celebrare il mio rito.
Che non prevede la comparsa, la compagnia di un mito.

Alla cortese attenzione è un libro di lettere che ho scritto nel 1976, mai pubblicato…



Potete trovare l'originale qui:
http://lortodirosanna.wordpress.com/2012/04/28/quarto-libro-5lettera-alla-cortese-attenzione-del-mito-2/

lunedì 13 agosto 2012

PREDILETTO E UNICO FIGLIO

Ancora ROSANNA MARANI. Quando, qualche giorno fa, mi ha regalato un'altra sua poesia intitolata "LE NOSTRE NOZZE", io sono rimasta colpita dai bellissimi versi 


"A cullare l'amore per noi
prediletto e unico figlio" 

Quei versi mi hanno colpito, perché è proprio così che io avverto il sentimento d'amore, come un figlio da proteggere, accudire e crescere. Ma io non ho figli, mentre Rosanna è madre. E se anche lei, essendolo, sentiva come  "prediletto e unico figlio" l'amore per un uomo...
Quando le ho sottolineato il concetto, lei mi ha scritto:



"E' per l'uomo che amo che ho amato e che amerò per sempre anche se lui non mi ha amato non mi ama e non mi amerà.. per sempre"


Ce n'era abbastanza per suscitare tutto il mio interesse.

Prima di leggere direttamente dalle sue parole questa storia, però, vorrei che andaste a vedere chi "è stata" - come dice lei - ROSANNA MARANI. 
Basta cercare il suo nome su WIKIPEDIA... 





martedì 31 luglio 2012

PRIMA DI RICADERE SULLA TERRA


Visionaria e sensuale, l'amica ROSANNA MARANI mi ha regalato questa, ieri sera



lunedì 30 luglio 2012

IO VORREI STARE SOPRA LE TUE LABBRA

Grazie all'amica ROSANNA MARANI, che sabato ha condiviso tanta poesia...


IO VORREI STARE SOPRA LE TUE LABBRA

Io vorrei stare sopra le tue labbra
per spegnermi alla neve dei tuoi denti.
Io vorrei stare dentro il tuo petto
per sciogliermi al tuo sangue.
Fra i tuoi capelli d'oro
vorrei eternamente sognare.
E che diventasse il tuo cuore
la tomba al mio che duole.
Che la tua carne fosse la mia carne,
che la mia fronte fosse la tua fronte.
Tutta l'anima vorrei che entrasse
nel tuo piccolo corpo,
essere io il tuo pensiero, io
il tuo vestito bianco,
perché tu t'innamori
di me d'una passione così forte
che ti consumi cercandomi
senza trovarmi mai.
E perché tu il mio nome
vada gridando ai tramonti,
chiedendo di me all'acqua,
bevendo, triste, tutte le amarezze
che sulla strada ho lasciato,
desiderandoti, il cuore.
E intanto io penetrerò nel tuo
tenero corpo dolce
essendo io te stessa
e dimorando in te, donna, per sempre,
mentre tu ancora mi cerchi invano
da Oriente ad Occidente,
fin che alla fine saremo bruciati
dalla livida fiamma della morte.

Federico García Lorca

Musica e parole: il mondo di Antonello De Sanctis.
Incontri: Lorca - Pessoa


domenica 29 luglio 2012

VORREI ESSERE L'ARIA CHE LO ATTRAVERSA


Ho ricevuto una lettera bellissima, da una donna che conosco da un po' di tempo. Ogni volta che parlava del suo amore, che fosse estasi o disperazione, quello che più mi colpiva erano la sua determinazione, la volontà assoluta, granitica di restare "dentro", di non cedere. QUELLO era il suo amore. 
Così le ho chiesto di spiegarmi e lei lo ha fatto. 

Cara Rosanna,
È un piacere per me parlarti della mia storia, amo comunicarla e condividerla, credo vada oltre il solito banale innamoramento. È qualcosa di talmente profondo, forse innato, viscerale. Non sempre le parole rendono l'idea di alcune emozioni così forti, ma non bisogna arrendersi e provare a comunicare.
Il mio cuore è felice da un anno e cinque mesi, quando, per la prima volta ha incontrato i suoi occhi. Quel giorno l'ho sentito battere davvero, l'ho sentito allontanarsi dal petto ed invadere tutto il corpo. Gli occhi di chi ha 11 anni più di me, di chi non pensa a me, di chi nemmeno conosce la mia voceaccompagnano le mie giornate. Il primo incontro è avvenuto per caso, come tutti gli altri a venire. 
Ancora oggi resta un amore più che platonico. Una forma di 
amore sublime, discreto, silenzioso, anonimo. Da lui non ho mai 
ricevuto nulla 
se non quegli sguardi. Ma quegli sguardi io li sento addosso, li porto dentro. 
Bastano al mio cuore, mi fanno sentire viva. Non ho mai trovato in me il 
coraggio di affrontarlo, di dirgli che darei qualunque cosa per lui, che vorrei 
essere l'aria che lo attraversa, quella che entra ed esce da lui. Non ho il 
coraggio perché è troppo forte quello che provo, lui non potrebbe mai amarmi 
così. Mi guarda in un modo meravigliosamente indescrivibile, ma desidera il mio 
corpo, nient'altro. Ed io lo amo troppo per donargli il mio corpo. Da quel 
giorno vivo con la speranza di vederlo, frequentiamo gli stessi luoghi e capita 
spesso. 
Quelli sono gli unici istanti di felicità della mia vita. Quando poi lui va via, non
è così semplice, ed è come se venissi abbandonata da lui ogni volta 
che mi volta le spalle per continuare la sua vita, della quale io non faccio 
parte. La sofferenza è tanta da non farmi dormire la notte, da vederlo ovunque, 
da sentirlo in ogni canzone, da non riuscire a vivere appieno nessun'altra 
storia. Spesso mi illudo di poterlo dimenticare, di lasciarmi andare e di 
amare qualcun altro, ma prendo in giro me stessa. Lui distrugge tutto quello che io provo a c
ostruire, con un solo sguardo. 
Differentemente da Ció che si può pensare, non 
sono attratta da lui fisicamente, o comunque non solo. Non penso a lui come ad 
un uomo come il quale fare l'amore, penso a lui come compagno della mia vita. 
Ma la domanda che mi tormenta è solo una. Si può amare così chi nemmeno si 
conosce?




Un grosso  abbraccio e dimmi che ne pensi.



Lettera firmata


Bella, emozionante. Uno dei sentimenti più maturi di cui io abbia mai sentito parlare. 
Chi ha detto che non lo conosci? Sai tutto di lui: lo ami. La buona notizia - come dice il mio Maestro - è che l'amore va in una sola direzione: da dentro a fuori. Tutto qui.
La maggior parte degli amori finisce, perché si crede di conoscere l'altro per come lo si vede agire, per quel che si sa di lui... 
Nessuno può conoscere nessuno, questo è il bello. Amare  qualcuno perché se ne avverte l'essenza; amare il cambiamento continuo di quell'essenza: non è forse così che ciascuno di noi vorrebbe essere amato? 
Per questo, qualche tempo fa, ti dicevo: "ama". Tu cercavi di spiegarmi e io, più ostinata di te, ti ripetevo: "ama!".
Sei sulla strada. Un giorno - te lo giuro - da un momento all'altro, sentirai che non avrà più nessuna importanza sapere se o "quanto" lui ti ama. Il punto sarà solo che lui è lui e TU lo ami. Questo lenirà - non lo fa già? - ogni dolore. Sentirai di poter fare ciò che vuoi, del tuo amore: offrirglielo a piccoli sorsi, riversarglielo addosso come un fiume o continuare così, senza dire una parola. 
A presto e grazie, cara N. ...


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